Le prime ipotesi

Sale e scende la marea...
Le immagini del Voyager, tuttavia, non solo non consentivano di garantire la certezza assoluta dell'assenza dei crateri e dunque dell'età del satellite, ma pareva quantomeno bizzarro che un corpo così piccolo fosse ancora attivo. Malgrado ciò, l'ipotesi di Shoemaker pareva assai ragionevole, per cui vennero cercati altre spiegazioni che la confermassero. In fin dei conti l'unico punto in sospeso era trovare una fonte "alternativa" di calore e non ci volle molto perché i ricercatori la trovassero nell'osservazione dei comportamenti gravitazionali legati alle orbite dei satelliti galileiani rispetto a Giove, in particolare tra Giove, Europa, Io e Ganimede. Le osservazioni mostrarono infatti il verificarsi di un particolare fenomeno che coinvolge questi corpi celesti e che è conosciuto come "risonanza di Laplace". In pratica i periodi di rivoluzione di questi satelliti sono multipli interi tra loro. Ciò significa che, partendo dal più lontano, con una precisione che si potrebbe definire svizzera, ogni volta che Ganimede compie un'orbita intorno a Giove (7,2 giorni terrestri), Europa ne effettua due (3,6 giorni terrestri) e Io quattro (1,8 giorni terrestri). Questo particolare modo di orbitare intorno a Giove provoca perturbazioni gravitazionali che, "stirando" periodicamente il satellite in tutte le direzioni, si traducono in effetti mareali che producono calore ed effetti meccanici di elevate proporzioni. Questa, ad esempio, è la medesima ragione dell'intensissima attività vulcanica di Io, ma è stato calcolato che anche l'interno di Europa potrebbe essere abbastanza caldo da fondere il ghiaccio al di sotto della superficie già oltre i 10 km di profondità. Fu così che, benché sulle prime potesse sembrare un'idea balzana, gli astronomi cominciarono seriamente a pensare che sotto la crosta ghiacciata di Europa potesse nascondersi un oceano.
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