
D'altronde, usiamo protesi dai tempi della preistoria: si tratta di oggetti o costrutti mentali in grado di agevolare l'uomo nelle sue attività. La clava fu probabilmente la prima protesi (magari un osso, come nel film 2001 odissea nello spazio), estensione amplificata dei muscoli. Le pellicce animali con cui ci si riparava dalle intemperie, le grotte in cui ci si rifugiava, erano protesi che potenziavano la pelle umana (le odierne case e i grattacieli, per quanto elaborati, hanno la medesima funzione). Protesi mentali sono i calcoli dell'ingegnere che costruisce un ponte, la relatività einsteiniana per lo studio del cosmo. Protesi per eccellenza oggi sono cellulare e personal computer. Accade che le protesi fisiche, partorite e uscite dalla mente dell'uomo, ora tornino a lui, rientrino nella sua carne: si pensi alle articolazioni artificiali dei femori, ai denti finti, al cuore artificiale. E' nei reparti delle cliniche che nasce in realtà il cyborg. Come giustamente ha dichiarato un autore di fantascienza: "Sapevo che prima o poi il cyborg si sarebbe realizzato, ma non avrei mai immaginato di ritrovarlo... in mia nonna".
Si prevedono meccanismi che potrebbero fare dell'uomo un semidio: immaginiamo un cellulare che intercetti le parole direttamente nei neuroni in cui esse si formano, e le trasmetta nei neuroni del nostro interlocutore: saremmo a una telepatia tecnologica. Potremmo scambiarci sensazioni pure, sentimenti, percezioni per le quali non abbiamo parole. Altre protesi potenzieranno i cinque sensi. Dinanzi ai nostri occhi scorreranno schermi virtuali; con lo sguardo comanderemo oggetti "intelligenti" (vetture, elettrodomestici, cartelloni stradali). Forse potremo anche uccidere telepaticamente: ciò che si connetterà al cervello diverrà un'arma a doppio taglio.
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