Siamo sinceri, esiste ancora l’hype per l’uscita di un cinecomic Marvel (qualcuno ha detto Fantastic Four, sì, può darsi…). È del tutto ovvio che i tempi di Avengers Endgame sono il passato, e che tutti i progetti del Marvel Cinematic Universe, quelli anticipati dalle dichiarazioni trionfalistiche di Kevin Feige riguardo la Saga del Multiverso, le seguenti Fasi 5,6,7… ad infinito e la pletora di serie che avrebbero fatto interagire nuovi e vecchi personaggi per la gioia di tutti i Marvel Fan, si è rivelato un soufflé venuto talmente male dall’essersi sgonfiato appena tolto dal forno. Tanto che il “Gesù della Marvel Comics” si è rivelato Deadpool (&Wolverne) con la pellicola di maggior successo, nonché la più scaltra di tutte, quella che ha unito il fanservice, innumerevoli strizzatine d’occhio e il concetto “smettetela di menarla troppo sulla continuity e la filosofia del multiverso, i cinecomic servono a staccare il cervello per due ore e basta così.”

Ma anche per produrre un cinecomic “senza filosofia” bisogna utilizzare del buon materiale e non scrivere, dirigere e postprodurre “un tanto al chilo” come è stato fatto troppo spesso nelle uscite Marvel dopo Endgame, serie in streaming comprese.
In un’ottica del genere abbiamo davvero voglia di andare al cinema a vedere il prossimo capitolo della saga di Captain America, dal titolo Captain America: Brave New World, che parte con alcuni handicap quali l’assenza di Steve Rogers (ricordate la serie Falcon and The Winter Soldier?) la sceneggiatura scritta e riscritta più e più volte, la convergenza di altre storyline dell’universo fumettistico Marvel, tra cui quella dell’Hulk Rosso del generale Thunderbolt Ross? Ognuno risponderà personalmente, ma di sicuro l’affluenza oceanica dei vecchi tempi sarà difficile da ottenere.
Insomma, le cose non sembrano troppo rosee o ottimistiche per il 35° film dell'MCU. E se la pressione di essere il primo film di Captain America nell'era post-Steve Rogers non fosse abbastanza, la lavorazione del film è stata funestata da tutta una serie di problemi durante la sua produzione. La trama ruota attorno a Sam Wilson, ex Falcon ora Captain America, che si ritrova nel mezzo di un incidente internazionale in seguito all'elezione di Thaddeus Ross a Presidente degli Stati Uniti (interpretato, dopo un recasting dovuto alla scomparsa di William Hurt, da Harrison Ford). E se è lecito giudicare un film semplicemente in base alle voci sui ripetuti screen test o ai resoconti che circolano, sembra che il prossimo film di Captain America sarà, per dirla senza mezzi termini, meno che mediocre.
Agli screen test l’accoglienza non è stata eccezionale, nonostante Anthony Mackie abbia fatto un buon lavoro nel ruolo di Sam Wilson, ma permane il fatto che nel corso della produzione il film ha subito più riprese e riscritture, e anche se qualcuno ha provato a giustificarsi indicando la causa del tutto negli scioperi SAG-AFTRA e Writer's Guild il film è stato in realtà posticipato a causa degli screen test negativi. L’esperto del settore Jeff Sneider ha rivelato che tre sequenze principali sarebbero state tagliate e che erano previste riprese aggiuntive da gennaio a maggio o giugno 2024, che era la data di uscita originale.
Nemmeno il nome del regista, Julius Onah, che ha nel suo carnet Cloverfield Paradox, suscita grandi aspettative, ma l'MCU è noto per correre rischi con registi relativamente sconosciuti e trasformarli in grandi nomi. Tra questi ci sono James Gunn, Jon Watts, Destin Daniel Cretton e persino i fratelli Russo, che erano principalmente noti per aver diretto Community prima del loro lavoro nell'MCU.
Captain America: Brave New World (in precedenza intitolato New World Order) segnerà comunque la prima apparizione sul grande schermo di Sam Wilson nell'MCU come successore di Steve Rogers dopo aver ricevuto la tuta e lo scudo in Endgame ed averli definitivamente accettati in The Falcon and the Winter Soldier della Fase 4. Anthony Mackie torna come l'Avenger titolare insieme a Danny Ramirez come Joaquin Torres/Falcon. Harrison Ford nel ruolo di Thaddeus “Thunderbolt” Ross/Red Hulk, Liv Tyler in quello di Betty Ross completano i “personaggi già visti”. Tra i nuovi, invece, ci sono i cattivi che compongono la Società dei Serpenti (una organizzazione di criminali/terroristi di solito al servizio di organizzazioni più grandi come Hydra o AIM, nei fumetti), composta dai personaggi di Giancarlo Esposito (che ormai È IL cattivo considerando anche i suoi ruoli in Mandalorian e The Boys) come Sidewinder, capo dell’organizzazione alla quale appartengono anche Jóhannes Haukur Jóhannesson nel ruolo di Copperhead e Rachel Leighton/Diamondback. Tra gli antagonisti c’è anche Tim Blake Nelson come Samel Stern, ovvero Il Capo, scienziato mutato dai raggi Gamma come Bruce Banner ma che, a differenza di quest’ultimo, invece di sviluppare forza fisica e resistenza, ha acquistato volume cerebrale evidenziato da una fronte mooolto alta e abilità a elaborare piani malvagi (curiosità: il personaggio de Il Prof dei cartoni animati Warner della serie Il Mignolo & Il Prof è ispirato a Il Capo). Presumibilmente è a lui che si dovrà l’utilizzo del “siero Hulk” per trasformare il Presidente Thaddeus Ross in Red Hulk. Una menzione a parte merita il personaggio interpretato da Shira Haas, ovvero Sabra, la prima supereroe Israeliana, e anche la prima “vittima” delle riscritture dopo le inevitabili polemiche legate al conflitto di Gaza. Da eroina ebrea, quindi, sembra sia stata trasformata in una “vedova nera”.

Perché un film come questo, che rientra nel genere Technothriller, deve fare anche i conti la realtà internazionale dei conflitti in corso e dei nuovi/vecchi schieramenti di campo. Anche la scelta di puntare sulla Società dei Serpenti in modo da rendere i nemici non riconducibili a reali organizzazioni terroristiche e/o stati canaglia della lista USA cerca di mediare il più possibile in modo da non inimicarsi i potenziali spettatori a livello mondiale.
Inoltre, i lunghi tempi lavorativi ed i ritardi della pellicola, fanno sì che esca dopo l’insediamento di Trump. Quindi, ironia della sorte, abbiamo sullo scherno la storia di un presidente degli USA che riesce a trasformarsi in un potentissimo Hulk in modo da sistemare i suoi problemi, forse quelli degli USA e magari anche quelli mondiali, a suon di sganassoni.
Un suggerimento per la nuova amministrazione? Ovviamente non a livello consapevole e premeditato, ma non mi sento neanche di escluderne un eventuale risultato vista la presenza nella “stanza dei bottoni” Trumpiana del personaggio più cinecomic del mondo reale: Elon Musk, che pur condividendo con Tony Stark solo poche lettere di nome e cognome, potrebbe sempre mettere al lavoro una delle sue fantascientifiche divisioni per fabbricare un siero o una armatura.
Ma non divaghiamo troppo.
E, se ci va, andiamo al cinema.
2 commenti
Aggiungi un commentol'MCU è morto quando hanno voluto snaturare tutto, annunciando l'M-She-U e abbracciando le politiche woke/DEI.
I risultati si sono visti perfettamente: un susseguirsi di flop, più o meno colossali, dovuti a storie mediocri e personaggi dal traballante al senza senso.
Finché non invertiranno la rotta, lasciando a casa le persone (incapaci) assunte politicamente e mettendo in piedi una squadra di gente capace, non potranno che proseguire con le pagliacciate.
L' MCU è stato danneggiato irreparabilmente dal pensiero woke. Ormai siamo all' imo
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