Una sottile paura interiore è facilmente abbinabile al concetto di Transumanismo e di

La Storia ci dà qualche conforto. Se guardiamo indietro, di poco anche, possiamo ancora ascoltare le voci di chi aveva paura dell’avvento della tecnologia informatica, di Internet, di chi pensava che tali innovazioni avrebbero favorito soltanto gruppi oligarchici. Ciò in parte è vero, ma non si erano fatti i conti con il giocattolo sfuggito di mano all’inventore, con la conoscenza che la tecnologia dissemina e che si diffonde verso il basso; non si erano fatti i conti con la conseguente filosofia dell’open source che, in sostanza, mischia le carte e genera un flusso economico e culturale costante che va dalle ricche corporazioni verso chi s’ingegna e costruisce software libero, facendosi così beffa delle stesse ricche corporazioni che foraggiano, iperliberisticamente, il mercato. La speranza è lì, in queste inaspettate dinamiche, ma ci vuole conoscenza per tenere viva quest’aspettativa, ci vuole ingegno, serve la volontà di non sedersi e aspettare che qualcuno venga a salvarci. Diffondere la competenza, anche nei giorni futuri, sarà la carta vincente per sconfiggere certe derive autoritarie che già si stanno manifestando, in questi stessi anni, in certi gruppi che del Futuro fanno la propria terrificante bandiera.
Avere ben chiara la coscienza dei limiti umani e capire che nessun dio verrà a salvare l’umano, che l’umano è inutile nell’universo, equivale a capire che la condizione biologica è fallace di suo, strutturalmente mortale; occorre avere la voglia di invertire lo schiacciamento sociale tramite la Conoscenza e farsi venire la brama di parlare del Futuro non come metafora del Presente, ma come tensione pura verso il Nuovo. È necessità di andare oltre il Presente per pensare solo al Futuro, quello inumano, quello non caduco, quello che ci libererà dalle meschinità umane.
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