2. Vocazione onnicomprensiva. A differenza di quanto accaduto in passato, per esempio con l’agguerrita diatriba tra fantascienza umanista e cyberpunk, il postumanesimo non ha ancora trovato una contrapposizione critica di qualche peso all’interno del genere. Con il che non si vuole sostenere che tutta la produzione corrente tenda ad essere ascrivibile al filone, ma è significativo constatare l’assenza di quelle sacche di resistenza, quando non proprio di autentica ostilità, che nel passato avevano sempre trovato espressione nei periodi di transizione e rinnovamento del genere. Questa particolarità può forse essere spiegata con quanto si diceva al passaggio precedente: il filone postumanista non ha una frontiera ben definita a separarlo dal resto della galassia fantascientifica. E non ce l’ha perché esso stesso si situa sulla frontiera speculativa del genere, affrontando con audacia la riflessione sui cambiamenti che stanno coinvolgendo la nostra società e configurandosi per la sua intraprendenza come avanguardia immaginifica della fantascienza stessa.
3. Influenza filosofica. A partire dalla prima metà degli anni Novanta, mentre si andava ancora strutturando come filone tematico interno alla fantascienza, il postumanesimo già esercitava una forte influenza speculativa al di là dei confini del genere. Un esito simile non deve stupire, considerando il forte impatto sull’immaginario popolare che il cyberpunk aveva già espresso e che ancora in quegli anni continuava a esercitare senza tradire segni di stanchezza.

Una importante differenza distingue tuttavia i due fenomeni: se il cyberpunk operò fondamentalmente in maniera circolare, attingendo direttamente o in derivazione dalla New Wave alle istanze del Postmodernismo per poi iniettare a sua volta i propri temi e la propria estetica nel panorama culturale ad ampio raggio, operando su un fronte multimediale, continuando ad avvalersi delle potenzialità di quest’epoca multimediale il postumanesimo sta progressivamente contaminando il panorama delle lettere e della riflessione filosofica, notoriamente egemonizzato da una sensibilità umanistica, con immagini, concetti, ipotesi e parallelismi che hanno le loro radici nella cultura scientifica che ha plasmato il Novecento, determinando in tutti i campi dell’attività umana quel progresso esponenziale che tutti siamo disposti a riconoscere. In questo senso, la sensibilità postumanista si connota come una sorta di ponte, un passaggio ovvero un canale, un mezzo propiziatorio per la ricaduta letteraria dell’avanzamento tecnologico e scientifico.

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