Lo scorso gennaio, la saga di Star Trek è stata attaccata dai cosiddetti Maga, il cui nome deriva dallo slogan “Make America Great Again”, ovvero i sostenitori politici di estrema destra del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un account del social network X, con il nome di “End Wokeness” (Basta con il “woke”), ha postato alcuni video dell’ultima incarnazione del franchise cine-televisivo Star Trek: Starfleet Academy, che narra di come un gruppo di giovani cadetti del 32° secolo sono impegnati a diventare ufficiali della Federazione. Per i Maga, la serie sarebbe troppo woke, termine che deriva dall’espressione “stay woke” (rimani sveglio) molto usata dagli afroamericani negli anni Trenta per tenere l’attenzione sempre desta contro ogni forma di razzismo e ingiustizia sociale e che oggi è usata per definire l’atteggiamento delle persone o delle istituzioni consapevoli delle ingiustizie sociali e forme di razzismo perpetuate nei confronti di molte minoranze (afroamericani, persone LGBTQ+, minoranze etniche, religiose, etc.).

In un primo video, ci sono la comandante dell’astronave Athena e presidente dell’Accademia della Flotta Stellare Nahla Ake, interpretata dall’attrice Holly Hunter, e il primo ufficiale dell’astronave Lura Thok, interpretata da Gina Yashere, analizzare alcuni dati per interpretarli e risolvere una situazione di crisi. Il commento dell’account End Wokeness è stato “Star Trek 2026… Beyond parody…” (Star Trek 2026… Oltre la parodia…”. Il post è stato rilanciato sul suo account personale nientemeno che da Stephen Miller, il vice-capo dello staff della Casa Bianca e una delle persone più vicine a Trump, accompagnato dal commento: “Tragico. Ma non è troppo tardi per Paramount+ per salvare il franchise. Primo passo: riconciliarsi con William Shatner e dargli completo controllo creativo”.

Il riferimento all’attore William Shatner, che nella Serie Originale interpretava il capitano James T. Kirk, non è causale. L’idea dei Maga e di Miller è quella che solo un uomo bianco, adulto, per non dire di una certa età (Shatner ha 94 anni) e maschio possa e debba occuparsi di una serie come Star Trek, per riportarla nella giusta direzione, seguendo quei valori che sono rappresentati proprio da un maschio, bianco e vecchio, valori che gli americani, e i giovani in particolare, dovrebbero seguire. Poco importa se Shatner non sia uno sceneggiatore.

In un secondo video, il capo ingegnere Jett Reno, che ha il volto dell’attrice Tig Notaro, che tiene una lezione ai cadetti dell’Accademia e ad accompagnarlo c’è il commento: “Ai cadetti di Star Trek viene ora imposto di seguire una formazione su DEI (Diversità, Equità e Inclusione) tenuta da una lesbica insopportabile. Sì, è tutto vero”.

Chi conosce e segue le serie televisive, animate e i film del franchise ideato da Gene Roddenberry – di cui quest’anno ricorre il 60° anniversario dalla nascita – sa molto bene che scene come quelle commentante dall’account End Wokeness e da Miller sono all’ordine del giorno. E non oggi, nel 2026, ma già negli anni Sessanta.

Gene Roddenberry sul set di The Cage
Gene Roddenberry sul set di The Cage

La Serie Originale, andata in onda per la prima volta l’8 settembre del 1966, era già intrisa non della cultura woke, ma di valori progressisti, di liberalismo, di un senso della giustizia sociale che non ha avuto pari nella televisione degli anni Sessanta e anche oltre. La fantascienza è stata la “maschera” di storie che hanno esaltato l’uguaglianza, i diritti umani, la tutela delle minoranze.

L’idea che elabora Gene Roddenberry è quella di un gruppo di astronauti su di un “carro” delle stelle, intento ad esplorare la Nuova Frontiera dello Spazio. A Roddenberry viene data la possibilità di realizzare un “pilota”: è il claudicante inizio dei viaggi dell’astronave Enterprise e dell’interminabile trek-saga. A bordo dell’astronave l’equipaggio è assai variopinto: tra questi spiccano il Capitano Christopher Pike (interpretato dal Jeffrey Hunter di Sentieri Selvaggi di John Ford), un primo ufficiale donna (chiamata Numero Uno), un anziano dottore e un ufficiale chiaramente alieno, visto le sue orecchie appuntite. L’episodio pilota, intitolato The Cage, fu giudicato dai dirigenti della NBC, troppo cerebrale. Fatto inusuale per l’epoca, e non solo, a Rodenberry venne commissionato un secondo “pilota”, divenuto poi l’episodio Where no man has gone before (Oltre la Galassia). Il capitano Pike è sostituito con il capitano James T. Kirk, interpretato dal giovane William Shatner, mentre al primo ufficiale donna venne preferito l’alieno dalle orecchie a punta Spock (Leonard Nimoy). Questa volta l’episodio – molto più stile “western”, il genere più gradito all’epoca, con epiche scazzottate tra Kirk e l’antagonista  – piacque e venne dato il via libera alla serie.

Una volta approvato, lo show si avvalse del fior fiore della fantascienza americana di quel periodo. Diversi episodi furono firmati da autori del calibro di Robert Bloch, Normand Spinrad, David Gerrold, Richard Matheson, Theodore Sturgeon, Harlan Ellison e Frederic Brown. La loro presenza garantì una varietà di esotiche ambientazioni ma anche un profondo studio psicologico di tutti i membri dello straordinario equipaggio: dall’atletico e suadente capitano Kirk all’enigmatico signor Spock (Leonard Nimoy), dall’irascibile dottor McCoy (DeForest Kelley) al gioviale ingegnere capo Scott (James Doohan), dalla sensuale Uhura (Nichelle Nichols) ai solerti Sulu (George Takei) e Cechov (Walter Koenig).

Il continuo alternarsi di scenari (dall’epopea western alle atmosfere peplum, fino al gangster movie e all’horror) fu l’indice di una commistione di generi fino ad allora poco praticata sul piccolo schermo. Scelta dovuta anche alla necessità di riciclare vecchi set di altre produzioni.

L’intera gamma di episodi di Star Trek è lo specchio dei contrasti e delle conquiste della società americana dell’epoca (il conflitto interrazziale, la guerra in Vietnam, il movimento hippie e i fermenti studenteschi, il sogno tradito della Nuova America di Kennedy), ma è anche il desiderio di un futuro fatto di pace, armonia e sviluppo, dove anche i “cattivi” dispongono di un loro codice morale.

Ne sono testimonianza alcune scelte che il creatore della serie televisiva prende, anche se alcune gli vengono bloccate. Come abbiamo già osservato, nell’episodio pilota Roddenberry sceglie una donna come secondo del capitano, una scelta di cast ma anche di fatto inusuale per l’America degli anni Sessanta, in cui le donne sono sostanzialmente relegate al ruolo di casalinga e mamma. Non a caso, questa scelta verrà bocciata, ma nel successivo “pilota”, lo showrunner alza in qualche modo la posta, inserendo comunque sul ponte di comando una donna, anche se stavolta è “solo” tenente, ma di colore.

L’equipaggio multirazziale è essa stessa una scelta azzardata. Accanto al capitano, maschio e bianco, ci sono un alieno, Spock, un americano di origini asiatiche, il tenente Sulu, un europeo, l’ingegnere comandante Scott, del tenente Uhura abbiamo già detto, quindi una donna afroamericana, e nella seconda stagione farà la sua comparsa il giovane navigatore russo Checov.

Joan Collins e William Shatner nell'episodio <i>Uccidere per morire </i>di <i>Star Trek: The Original Series</i>
Joan Collins e William Shatner nell'episodio Uccidere per morire di Star Trek: The Original Series

Nel costruire uno scenario geopolitico plausibile, Roddenberry opta per l’esistenza di una Federazione dei Pianeti Uniti, che unisce molti pianeti dell’Universo, immaginando che sulla Terra non ci siano più guerre, malattie, divisioni politiche e sociali. La Federazione, poi, impone ai suoi affiliati la regola della Prima Direttiva, ossia una regola che recita: “mai interferire con le culture inferiori”.

Come sottolinea Thomas Richards nel suo saggio Il mondo di Star Trek (The Meaning of Star Trek, 1997): “La Prima Direttiva non è un principio rigido. Il modo in cu viene applicata dipende quasi sempre dall’equilibrio del potere. Quanto più tale equilibrio inclina verso la Federazione, tanto più il principio diventa importante. Gli episodi che esplorano il significato della Prima Direttiva si occupano quasi sempre di società o di esseri percepiti come meno potenti della Federazione. Questa è capace di agire con un senso della misura considerevole quando si occupa di società sottosviluppate. La Direttiva invece viene meno in una lotta fra uguali”.

Queste scelte narrativa si rivelano abili espedienti per tratteggiare un Utopia irraggiungibile e l’esigenza di fornire risposte certe alla continua ricerca di una precisa identità da parte del popolo americano. Tale dilemma emerge in modo drammatico in alcuni episodi (Al di qua del Paradiso; Le Parole Sacre; Il Paradiso Perduto). In particolare, ne Il Paradiso Perduto, il capitano Kirk si imbatte in un popolo simile alle tribù indiane d’America che lo considera un semidio offrendogli in sposa la figlia del capo. Un chiaro riferimento alla leggenda di Pocahontas, dove l’incontro-scontro fra la cultura dei bianchi e quella dei nativi indiani diventa metafora antropologica della fondazione stessa degli Stati Uniti d’America.

Multirazziale, multiculturale, pro-femminista, anti-segregazionista, pacifista, pro-pansessuale, pro-aborto e pro-diritti civili: Star Trek, dalla Serie Originale fino all’ultima serie Star Trek: Starfleet Academy è stata tutto questo e molto di più. Ha incarnato un senso di giustizia sociale fin dalla prima serie televisiva