- Il migliore ingegnere donna? - ti avevo chiesto, amara.- Il migliore di tutti - mi avevi sorriso. - Lo sei sempre stata.  

T più sessantasei. Sessantotto minuti, da quando hai ritirato le antenne per il primo perielio. Ne mancano ancora quattro al termine del blackout delle comunicazioni; e poi altri quattro, prima che io riceva il tuo primo messaggio, se sarai ancora viva per trasmetterlo: gli stessi che occorrono alla luce per portare le mie parole fino al punto da cui riemergerai, se sarai ancora viva per riceverle.

“Ikarus, qui Dedalus. Sei ancora viva, pulcina?”

- La finestra di lancio si apre a metà luglio, e abbiamo solo ventidue ore per passare; se la perdiamo, la prossima così è fra ottantasei anni. - Ti eri interrotta, ammiccandomi. - Credo che sia meglio non perdercela, tu che ne dici?

- Fra tre mesi? E tu vorresti riattrezzare la Ikarus in tre mesi? E in che cantiere, tanto per sapere? E come lo paghi? Sicura di non avere bisogno di soldi?

- Il cantiere lo paga la Rete. Ho già in tasca il contratto col produttore, e ho anche quello per te. Hai budget illimitato. Illimitato, Lu. Chiedigli quello che vuoi: te lo procura.- Cos’è: sei andata a letto anche con lui?

Mi ero sentita bastarda appena chiuso bocca, ma tu non avevi battuto ciglio.

- Lu, guardami - mi avevi risposto, senza scomporti. - Ma chi credi che mi voglia ancora, conciata così?

Avevo dovuto abbassare la testa, umiliata. Io, ti avrei voluta, calva e devastata e tutto il resto, e anche in quello stesso momento, se solo tu me l’avessi chiesto.

Ma tu eri già passata oltre.

- La nostra impresa farà l’audience più alta nella storia della tivù, da sempre, e chissà per quanto tempo ancora - mi avevi spiegato paziente - e io gli ho ceduto l’esclusiva, capisci? Vuoi un cantiere militare? Ti procura anche quello.

- Quando parli così mi fai quasi paura, lo sai?

Mi avevi sorriso, e io mi ero sciolta. Come al solito.