
Dal passato al futuro
Una possibile interpretazione, anche se maliziosa, dello stato delle cose non può che partire dall’inizio, ovvero dal valore culturale del cinema tout court inserito nel contesto della nostra società. È opinione diffusa che in questi ultimi decenni il livello culturale complessivo del nostro paese si sia abbassato. Di tutto ciò il cinema ha subito l’influenza a causa della sua debolezza strutturale, laddove in altri periodi ha dato invece impulso alla crescita complessiva degli italiani (è sufficiente ripensare al neorealismo). Al giorno è difficile trovare film che si discostino dalla categoria della commedia più o meno leggera, affidata al solito attore d’esperienza o al seppur bravo comico televisivo di turno; oppure non legati al filone intimista-esistenziale, in cui generazioni di trentenni-quarantenni si dibattono in perenni crisi di identità socio-emotiva. Insomma, è difficile trovare film coraggiosi in senso artistico, in grado di andare oltre questo dualismo per creare nuove categorie e altri modelli; ce ne sono, ma sono rari. Perché poi la fantascienza, in un certo senso, “spaventa”? Proprio per la capacità, intrinseca nel genere, di superare le categorie concettuali comuni e immaginare “altri” insiemi (di idee, di valori, di costruzioni sociali), con i quali confrontarsi. Un film fantascientifico, se fatto bene, è in grado di stimolare negli spettatori un doppio livello di lettura: uno più superficiale, nel quale vengono mostrate direttamente le alternative futuribili allo status quo; un altro più simbolico, nel quale lo spettatore è chiamato a decodificare il messaggio del film, a sviluppare un ragionamento su scenari di possibilità, a chiedersi se la realtà in cui vive è davvero l’unica possibile. Forse è proprio questo ciò che inquieta della fantascienza: in un’epoca come la nostra, in cui il modello dominante, dettato da ragioni consumistiche, è quello di un perenne presente, il cinema non ha fatto che adeguarsi a una linea di tendenza imposta da altri media, primo fra tutti quello televisivo. La fantascienza induce in qualche modo a pensare a un futuro diverso. E a pensare, in generale; attività questa non priva di rischi.
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