Nel Biglietto che è esploso questo discorso anarchico sul controllo della mente attraverso strumenti elettronici, sessuali, chimici o subliminali, tocca il suo apice ideologico: Burroughs dedica infatti un certo spazio all’esposizione circostanziata della sua teoria del linguaggio-virus e alla tecnica del cut-up, il che lo rende un manifesto d’intenti sulla rivoluzione sociale che l’autore avrebbe voluto vedere attuata grazie alla tecnologia. Per il resto, il libro è un riarrangiamento di routine interne o persino esterne (tratte dagli altri due capitoli della Trilogia), che segue da vicino le indagini dell’Ispettore Lee, alter ego di Burroughs al servizio della Polizia Nova (così come l’altro suo alter ego, Uranium Willy, serve invece la causa della Banda Nova).L’esito della battaglia è quanto mai incerto dal momento che il finale ben si presta a due interpretazioni letteralmente opposte: ma tanto se la Banda Nova è riuscita a scatenare una supernova con conseguente annientamento del genere umano, quanto se la sua folle missione è invece fallita grazie all’intervento della Polizia Nova, appare evidente che il futuro dell’umanità è inesorabilmente segnato. L’unico modo per distruggere il virus del linguaggio è sostituirlo di nascosto. Regalando al genere umano il brivido freddo di una nuova minaccia.È in questa cornice storico-mitologica che si incastrano le visioni di Nova Express. Visioni acuminate come schegge, esaltate dal periodare spezzato di Burroughs. La disintegrazione del romanzo, già sperimentata nella sistematica destrutturazione del Pasto nudo, raggiunge in questo caso vertici parossistici. È come se l’autore avesse raccolto tutti i suoi appunti, la bozza del romanzo, i brani compiuti e li avesse rinchiusi in una cassa con una bomba a orologeria. Il risultato dell’esplosione è Nova Express: periodi che s’incastonano gli uni negli altri, frasi amputate, linee di pensiero e

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